Emilia Romagna: 2 milioni di “spese pazze” e quel vibratore che passa da una mano all’altra!


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Tra i consiglieri del Pd gira un vibratore, ma chi in realtà lo prende nel fondo schiena è il tartassato popolo italiano onesto. Solo al Partito democratico è stata contestata la “modica” cifra di 940 mila euro. Tra gli scontrini, un vibratore acquistato in un sex shop.

Emilia Romagna: 2 milioni di "spese pazze" e quel vibratore che passa da una mano all’altra!
Sono 41 gli avvisi di “fine indagine” (atto che chiede all’interessato di difendersi per evitare la citazione a giudizio) emessi per la maxi inchiesta sulle “spese pazze” dell’Emilia Romagna condotta delle pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, coordinate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini sotto la supervisione del procuratore capo Roberto Alfonso.

E a meno di due settimane dalle elezioni regionali che si terranno il prossimo 23 novembre, arriva l’accusa, peculato (truffa in unico caso). Contestazioni che giungono della procura indagante su un presunto uso irregolare dei rimborsi e dei fondi pubblici messi a disposizione dei gruppi dei partiti all’interno del parlamentino di viale Aldo Moro. Tra gli scontrini che evidenziano spese che vanno dal ridicolo, ai viaggi da sogno, ne spunta uno che imbarazza i politici, relativo all’acquisto per 80 euro di un Sex Toys presso un sex shop, scontrino attribuito ad un’eletta del Partito democratico, alla consigliera Moriconi.

Gli otto presidenti dei gruppi erano finiti nel registro degli indagati un anno fa, poiché ritenuti, ognuno per il proprio partito, responsabili per l’intero ammontare delle “spese pazze” effettuate dai loro colleghi di partito.

La somma totale contestata ai 41 consiglieri, ammonta a oltre 2 milioni di euro, che sarebbero così suddivisi e attribuiti:

  • 940mila euro al Pd (con 18 indagati su 24 consiglieri totali nel periodo cui si riferisce l’inchiesta);
  • 205mila euro al Pdl (11 indagati su 11);
  • 423 mila euro all’Idv (2 indagati su 3);
  • 151mila euro alla Federazione della sinistra (1 indagato su 2);
  • 77mila euro a Sel (2 indagati su 2);
  • 135 mila euro alla Lega nord (3 indagati su 4);
  • 31mila euro all’Udc (1 indagato su un consigliere);
  • 98mila euro al M5s (2 indagati su 2);
  • 27mila euro al gruppo misto (1 indagato su 1).

Oltre ai 41 politici, risulterebbe indagata anche una collaboratrice di Matteo Riva del gruppo misto.

Ecco la lista completa degli indagati:

  • Per il Pd: Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi (a cui gli è stato attribuito l’acquisto del vibratore), Antonio Mumolo, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva, Luciano Vecchi, Damiano Zoffoli, Matteo Richetti.
  • Del Pdl: Luigi Villani, Enrico Aimi, Luca Bartolini, Gian Guido Bazzoni, Galeazzo Bignami, Fabio Filippi, Andrea Leoni, Marco Lombardi, Andrea Pollastri, Mauro Malaguti, Alberto Vecchi.
  • Del gruppo misto: Matteo Riva (ex Idv). In concorso con lui risponde la segretaria del gruppo Rossella Bolino.
  • Della Lega Nord: Manes Bernardini, Stefano Cavalli, Stefano Corradi. Con loro c’era Mauro Manfredini, nel frattempo deceduto.
  • Di Sel: Gian Guido Naldi e Gabriella Meo.
  • Della Federazione della Sinistra: Roberto Sconciaforni.
  • Dell’Idv: Liana Barbati e Sandro Mandini.
  • Del M5s: Andrea Defranceschi e Giovanni Favia, entrambi espulsi nel frattempo dal movimento.
  • Dell’Udc: Silvia Noé.

Solo al Partito democratico sono contestati 940mila euro (d’altronde erano il maggior numero di consiglieri nella Regione) e tra le spese totali troviamo: viaggi, bagni pubblici, parcheggi, ma anche un vibratore, attribuito alla consigliera Moriconi, ma che lei nega di aver acquistato.

Emilia Romagna: 2 milioni di "spese pazze" e quel vibratore che passa da una mano all’altra!

Rita Moriconi (Pd)

Giunge immediata la difesa sull’acquisto nel sex shop per 80 euro. La consigliera del Pd Rita Moriconi, interpellata dall’agenzia Ansa, ha dichiarato: “Non sono mai entrata in un sex shop nella mia vita” e ha continuato: “La ritengo una spesa assurda e surreale e sicuramente non l’ho fatta io. Sono una persona seria”.

Il soccorso alla Moriconi. Dopo che l’acquisto era stato attribuito alla consigliera Moriconi, giunge in suo soccorso l’ex socialista reggiano Rosario Genovese che, si è presentato in Procura per rilasciare dichiarazioni spontanee: “Ho fatto un errore, ho acquistato io quel vibratore”. Quindi, sarebbe stato lui o se ne è assunta la responsabilità per l’acquisto in un sex shop di Reggio Emilia il 29 novembre 2010, del sex Toys contestato?

Rosario Genovese, presentatosi in Procura ha spiegato: “è una spesa mia personale fatta per acquistare oggetti atti al confezionamento di un regalo-scherzo per un amico che di lì a poco avrebbe compiuto gli anni, quindi non riferibile a una spesa che io possa avere fatto mentre ero in missione o per attività legate alla mia attività di collaboratore del gruppo consigliare Pd e della stessa consigliera Moriconi”. Genovese si giustifica e giustifica la sua collega riferendo di “aver commesso un errore materiale” e che mai avrebbe chiesto un rimborso per una spesa personale e soprattutto, per quel tipo di oggetto; oltremodo – continua Genovese – visto che il rimborso è stato erroneamente presentato, la consigliera Moriconi, non poteva saperlo.

Nello specifico, oltre naturalmente al vibratore, tra le spese ridicole dei politici ci sono:

  • Regali di compleanno e i costi per le cosiddette interviste a pagamento;
  • Bagni pubblici, due scontrini da 50 centesimi l’uno, ridicolamente messi a rimborso da Thomas Casadei del Pd;
  • Ricevute per parcheggi che ammontano a pochi euro, messe a rimborso dal consigliere della Lega nord, Manes Bernardini.

Ad Andrea Defranceschi, capogruppo M5s, sono contestate, tra le altre cose, due consulenze da 10 mila e da 17 mila euro, che non risponderebbero ai requisiti necessari per poi ottenere il rimborso. Matteo Riva, del gruppo Misto, deve rispondere tra l’altro di un soggiorno a Lampedusa di otto giorni in compagnia di una ex collaboratrice del gruppo, pure lei indagata, per una spesa di 1.800 euro per vitto e alloggio, più 1.500 euro di biglietto di aereo andata e ritorno. Lo scopo era partecipare ad un convegno che, secondo gli investigatori, non si sarebbe mai svolto.

Oltre alla procura del Tribunale, sulla vicenda indaga anche la procura della Corte dei Conti dell’Emilia Romagna e presto, per molti consiglieri potrebbero essere emessi gli atti di citazione davanti ai giudici.

In una nota, gli otto capigruppo dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, hanno precisato: Tra le spese contestate oltre i due terzi sono riferite a contratti e a personale regolarmente assunti dai Gruppi per lo svolgimento dell’attività politica e istituzionale, e ancora “Manteniamo la serenità che sempre abbiamo avuto, nella certezza di aver rispettato le regole e le leggi in vigore in materia di fondi assegnati ai gruppi assembleari”.

Cosa hanno voluto significare con quella nota? Perché assumere altro personale per lo svolgimento dell’attività politica e istituzionale, che spetterebbe fare a quei gruppi politici, già in sovra-numero?

Concludo amici lettori con il titolo di una canzone “In questo mondo di ladri” che, negli ultimi anni sempre più spesso mi viene in ricordo leggendo quanto accade nel mondo della politica italiana.

 

Roberto Turi@robylfalco

 

Tratto da: ilfattoquotidiano

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