IL POPOLO ITALIANO SI DESTI!

Oggi, rompere le catene non è tradimento ma atto di fedeltà alla Repubblica.

IL POPOLO ITALIANO SI DESTI!

“L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene”, con queste veritiere parole, il filosofo illuminista ginevrino Jean-Jacques Rousseau, apre “Il contratto sociale”, un saggio in cui si teorizza come dagli albori della civiltà umana sia stato stipulato un primo patto sociale iniquo, poiché basato sulla forza e non sul diritto, quindi non veniva istituito uno Stato che, con le sue leggi, garantisse i diritti di ciascuno, l’unica legge vigente era quella del più forte. Poi, avviene l’evoluzione: gli uomini trovano una legittimazione giuridica della proprietà, sostituendo la forza con il diritto, ne consegue quindi la creazione dello Stato e della società civile, entrambi costituiti esclusivamente dai Cittadini. Da qui il cittadino, e quindi il Popolo diventa sovrano e soggetto sia attivo che passivo.

IL POPOLO ITALIANO SI DESTI! Fatto questo breve preambolo, è chiaro, nel caso dell’Italia siamo tornati al primo patto sociale, quello basato sulla forza e le nostre catene, sono le ambizioni personali, la superstizione, quella falsa cultura propinata da una classe docente asservita all’anti italianità e da una, sedicente, classe culturale ma soprattutto dal peggior nemico del Popolo italiano: lo Stato, inteso come classe dirigente che, anzi che tutelare la sovranità del Popolo e della Patria, ambisce a preservare quei privilegi personali a scapito dei cittadini, tradendo così gli ideali patriottici e la difesa della Repubblica democratica, trasformandola in un’oligarchia corrotta da potenze o entità straniere, che tendono a distruggerla. Eccola, la vera cospirazione! L’alto tradimento è nell’amministrazione delle finanze.

Essa poggia per intero su un sistema di innovazioni anti popolari, mascherate all’esterno dal patriottismo. Essa ha per scopo di fomentare l’aggiotaggio, di sconvolgere il credito pubblico disonorando l’Italia, di favorire i creditori di un fantomatico debito, di rovinare e di ridurre alla disperazione la classe media, di moltiplicare i malcontenti, di spogliare il popolo dei beni nazionali, e di condurci insensibilmente alla rovina della fortuna pubblica anche accogliendo migliaia di “disperati” che serviranno in futuro imminente, non solo a distruggere gli italiani come etnia, ma anche come arma di ricatto nei confronti dei lavoratori; un ricatto che avviene già oggi, quando imprenditori senza scrupoli offrono lavori precari e sottopagati e alle obiezioni del dipendente rispondono: ”Se non ti va bene, sai quante persone posso trovare disposte a farlo anche per meno?” riducendo così al silenzio il dipendente e facendo prevalere non il diritto ma la legge del più forte a cui si accennava all’inizio.

Ma a chi bisogna imputare questi mali? A noi stessi, alla nostra fiacca debolezza verso il crimine ed al nostro colpevole abbandono dei princìpi, da noi stessi proclamati.

Come ricordava un grande statista, incorruttibile ed illuminato:

“Popolo, ricordati che se, nella Repubblica, la giustizia non regna con dominio assoluto e se quella parola non significa amore dell’uguaglianza e della patria, allora la libertà è solo un nome vano. Popolo, tu che sei temuto, adulato e disprezzato; tu, sovrano riconosciuto che sei trattato sempre come schiavo, ricordati che, ovunque la giustizia non regna, a regnare sono i vizi di coloro che ti governano; e che il popolo ha allora solo cambiato le sue catene, non i suoi destini.

Ricordati che esiste nel tuo seno una lega di furfanti che lotta contro la virtù pubblica; che ha più influenza di te sui tuoi affari, che ti teme e ti adula quando sei in massa, ma ti proscrive individualmente nella persona di tutti i buoni cittadini. Ricordati che, lungi dal sacrificare questo pugno di furfanti al tuo bene, i tuoi nemici vogliono sacrificare te a quel pugno di furfanti, che sono gli autori di tutti i nostri mali e i soli ostacoli alla pubblica prosperità.

Sappi che ogni uomo che si alzerà a difendere la causa e la morale pubblica sarà schiacciato dagli insulti e proscritto dai furfanti. Sappi che ogni amico della libertà sarà sempre posto in mezzo tra un dovere ed una calunnia; e che chi non potrà essere accusato di tradimento sarà accusato di ambizione; che l’influenza della probità e dei princìpi sarà posta a confronto con la forza della tirannia e con la violenza delle fazioni; che la tua fiducia e la tua stima saranno titoli di proscrizione per i tuoi amici; che il grido del patriottismo oppresso sarà chiamato grido di sedizione, e che, non osando attaccarti in massa, ti si proscriverà in privato nella persona di tutti i buoni cittadini, finché gli ambiziosi non avranno organizzato la loro tirannia. Tale è infatti il dominio dei tiranni contro di noi, tale è l’influenza della loro lega con tutti gli uomini corrotti, sempre pronti a servirli. Così dunque, gli scellerati ci impongono la legge di tradire il popolo, a pena di essere chiamati traditori. Diremo che tutto va bene? Continueremo a lodare per abitudine o per pratica ciò che è male? Ma facendo così rovineremo la patria e con essa noi stessi ed il futuro dei nostri figli.”

IL POPOLO ITALIANO SI DESTI! Oggi essere nazionalisti non vuol dire essere fascisti, voler il bene dei propri connazionali non è sinonimo di razzismo. Non fatevi ingannare da queste parole “fascista” e “razzista” usate solo per ferire l’orgoglio di chi vuole GIUSTIZIA, una reale giustizia sociale. Non abbiate paura di queste parole che servono solo a zittirvi ed a rendervi schiavi dei loro piani criminosi contro la vostra Patria, contro voi stessi, contro i vostri figli e nipoti. Agite! Agite denunciando, agite informandovi sui vostri reali diritti, agite facendo valere i vostri diritti, manifestando pacificamente ma con risolutezza anche dinnanzi alle più piccole sezioni di partito quando esse sono riunite, scrivete lettere ai giornali, rendetevi realmente partecipi della Cosa Pubblica perché è vostra, è nostra, e non del PD, ne di altri partiti italiani e tantomeno, di qualche invasato islamico.

Volete che le cose cambino realmente o solo a parole? Ecco, con quest’articolo ho risposto alla domanda di un mio amico che mi chiedeva come fare: spero abbia dato qualche spunto. Ma ahimè, un’altra mia cara amica oggi mi ricordava le parole del Macchiavelli: ”Provare a liberare un popolo che vuole rimanere servile è difficile e pericoloso quanto provare a schiavizzare un popolo che vuole rimanere libero”

Roberto Turi – @robylfalco

da: La Critica/Gian Giacomo William Faillace

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