I laureati: marocchino elogiato dalla Kyenge e Fassino trova lavoro subito, l’italiano è disoccupato da due anni.

Due storie vere. Un marocchino e un italiano, entrambi laureati in Ingegneria al Politecnico di Torino. Il marocchino viene elogiato dalla Kyenge e da Fassino e trova lavoro subito, l’italiano è disoccupato da due anni.

LA VIGNETTA DI SARTORI

Cari amici, per capire il senso della vignetta di Marcello Sartori vi invitiamo a leggere le storie del marocchino Rachid, che a Torino si è laureato in Ingegneria facendo il venditore ambulante ovviamente in modo illegale, che è stato elevato a modello di integrazione dal ministro Kyenge e a cui hanno fatto tre offerte di lavoro, e la storia di un italiano laureato in Ingegneria sempre a Torino che nonostante i sacrifici fatti per studiare è da due anni disoccupato e senza speranza per il futuro.<

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La storia del marocchino – Kyenge: “Rachid esempio per tutti”.

Sono le quindici e trenta quando il ministro Cécile Kyenge arriva al teatro Vittoria per la presentazione di un rapporto della Fondazione Gorrieri con la Compagnia San Paolo. Rachid Khadiri è lì, all’ingresso, stretto stretto nel completo blu scuro della laurea. Si guardano negli occhi. Lei gli stringe la mano: «I sacrifici che hai fatto devono essere di esempio. Complimenti» dice il ministro tra le telecamere e i flash dei fotografi. «Grazie» risponde lui facendosi piccolo piccolo. Poi dalla tasca tra fuori un foglio bianco, stropicciato. Lì c’è tutto quello che avrebbe voluto dirle.

«La mia non è che una storia come tante» ha scritto, raccontando della sua laurea in Ingegneria e del suo lavoro di venditore ambulante di accendini e fazzoletti. Nella lettera, Rachid spende parole di ringraziamento per tutti i torinesi e il suo Paese d’origine, il Marocco. «Ora – aggiunge – la speranza più grande è quella di trovare lavoro». Non è ancora fatta ma almeno qualche passo in avanti c’é stato. Ieri l’hanno chiamato in tre per offrirgli un’occupazione vera. C’è anche un’importante azienda torinese che lo ha convocato per un colloquio. «Incrociamo le dita. Per scaramanzia preferisco non dire di più».

È stata una giornata intensa e piena di emozioni. Interviste, telefonate, incontri. Alle due è a Palazzo Civico. Piero Fassino lo ha invitato qualche giorno fa. «Una storia di un grande riscatto personale con un forte valore pedagogico» commenta il sindaco. «E dimostra – aggiunge – che Torino è una città di integrazione e che offre a tutti le stesse opportunità».

Mezz’ora di colloquio. Poi Rachid va via, a passo svelto, verso il teatro Vittoria. Si muove sicuro nel reticolo di strade del centro. Divora un trancio di pizza veloce al negozio di focacce. Dietro il bancone c’è una ragazza che conosce. Un’amica. A Torino ne ha migliaia di amici, Rachid. Studenti ed ex studenti, dal Poli a Palazzo Nuovo, professori, assessori e consiglieri comunali, signore distinte. Tutti che si congratulano.

E tutti che gli dicono: «Vedrai, ora che sei dottore le cose cambiano». Alle tre è in via Gramsci. Al suo fianco, c’è sempre il fratello Abdel, vù cumprà pure lui. Anche quando dall’auto scura e potente scende Cécile Kyenge. «Sei un esempio che incoraggia i ragazzi ad andare avanti, a seguire la propria strada e a credere nei loro sogni» gli dice il ministro. Poi sale al secondo piano per la presentazione del «Rapporto sulle disuguaglianze nei diritti e nelle condizioni di vita degli immigrati» della Fondazione Gorrieri. Nel suo intervento parla dei giovani stranieri arrivati in Italia «a cui deve essere data la possibilità di dimostrare le proprie potenzialità».

E il pensiero vola a Rachid, immigrato diventato ingegnere senza nemmeno una borsa di studio. «Un tema – dice – su cui servono regole più chiare. Perché a chiunque si trovi in condizioni difficili sia garantito il diritto allo studio».

In serata arriva un’altra bella notizia: in Comune è stata depositata la proposta per conferire a Rachid la cittadinanza onoraria.

La storia dell’italiano – Ex studente Politecnico Torino scrive alla Kyenge: “Io non ho potuto vendere merce falsa per laurearmi”.

Gentile redazione, desidero mettermi in coda alla ministra Kyenge e fare i complimenti a Rachid che ha saputo seguire i propri sogni.

Rachid s’è laureato in Ingegneria al Politecnico di Torino ed è riuscito a mantenersi agli studi facendo semplicemente il vucumprà.

Chi vi sta scrivendo è uno studente di ingegneria nel medesimo politecnico ma forse sarebbe meglio dire ex studente perchè a differenza di Rachid non ho saputo inseguire abbastanza i miei sogni.

Capitò infatti che sopraggiunte difficoltà economiche non permisero più ai miei genitori di aiutarmi a sostenere i costi di iscrizione quindi dovetti cercare un impiego part time sufficientemente redditizio per poter affrontare le spese (retta + spostamenti + libri, circa 2000 euro l’anno). Ma cosa successe di bello?

Che viviamo in Italia ovvero in uno stato incivile dove ci sono soldi per tutti purché vengano sprecati allegramente e chi paga tutto questo? Le aziende, le imprese, le attività commerciali, le quali finiscono per non dare più lavoro a nessuno e se mai dovessero assumere qualcuno è solo a condizioni assolutamente inaccettabili di orario e retribuzione.

Sapete, in teoria, uno studente dovrebbe studiare, dovrebbe seguire le lezioni e modellare la propria vita intorno ad esse: guai fare un discorso del genere a quei pochi ancora che cercano qualcuno da assumere perchè si viene subito scartati.

Come dice la ministra dei clandestini (pagata però con i nostri soldi, non certo quelli rimessi all’estero con i money transfer) il neo ingegnere è “un esempio che serve a incoraggiare i ragazzi ad andare avanti, a seguire la propria strada e a credere ai loro sogni” per cui mi chiedo: se io, 100% italiano, niente ius soli e bianco, mi fossi messo a fare il vucumprà per pagarmi gli studi, quanto sarei durato ? Quanto ci avrebbero messo le forze di polizia, così solerti nel tenere solo noi altri in riga (perchè il fratello migrante mica si deve toccare, è razzismo), a farmi sgomberare, sogno o non sogno ? Faccio presente che ci sono molti studenti dei corsi più avanzati che si mantengono agli studi offrendo ripetizioni alle matricole: lo sapete che da qualche tempo è scattata una vera e propria caccia a questi “sporchi evasori”? Lì lo stato (con la s minuscola) si ricorda che ci sono delle tasse da incassare: chissà quante volte lo avrà fatto nei confronti di Rachid e dei suoi sogni.

Sono passati all’incirca due anni da quando, dolente o nolente, ho dovuto mettere da parte il mio di sogno. Sono tutt’ora disoccupato, ho in tasca un diploma che non vale la carta sul quale è stampato grazie ad una scuola da sempre dedita a promuovere cani e porci e non vedo chissà quali cambiamenti nel mio futuro. Come ingegnere avrei potuto sperare in qualcosa di meglio magari via da questa terra di morti, invece sto a rodermi il fegato e vedermi sorpassato da gente alla quale è concesso inseguire i propri sogni con ogni mezzo, anche non propriamente legale.

Mi chiedo tanto se sono io ad aver sbagliato qualcosa o se è sbagliato ciò che mi circonda, ma nel caso in cui la risposta giusta fosse la seconda, quand’è che ci sveglieremo, smetteremo di parlare e rimetteremo a posto tutto questo schifo ? Grazie

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