Como: Scontro tra polizie, è incidente Diplomatico


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Operazione della polizia svizzera contro le regole?, per la cantonale ticinese è tutto OK e il “caso” è chiuso!  Altro che chiuso…

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La polizia italiana opera un inseguimento oltre confine. La polizia elvetica: fa suo il fuggitivo, pone praticamente in stato di “fermo” di polizia i colleghi italiani, li disarma sottoponendoli anche all’alcol-test e li interroga per ben 3 ore in stanze separate.

Il sindacato di polizia Sap, appreso l’accaduto, già il 30 gennaio ha inviato una lettera al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della pubblica sicurezza presso il Viminale,  chiedendo un intervento urgente. Non possiamo accettare che il caso sia chiuso.

Prima di entrare nel dettaglio di quello che è divenuto un esemplare “Caso” Diplomatico, al vaglio della Procura di Como e della Farnesina, come ci racconta il Corriere di Como; per mera notizia amici lettori, faccio la seguente prefazione.

Secondo il Principio per l’inseguimento transfrontaliero, in virtù dell’art. 41 della Convenzione dell’Applicazione dell’Acquis di Schengen (C.A.A.S.), nonché quanto dispone l’articolo 12 dell’Accordo tra la Svizzera e l’Italia sulla cooperazione di polizia e doganale del 14 ottobre 2013: “I servizi di Polizia, per i reati di loro competenza, i servizi doganali, sono autorizzati a continuare la loro osservazione oltre le frontiere di un altro Stato Schengen…[…]” chiaramente con i dovuti accorgimenti e autorizzazioni del caso, accorgimenti e autorizzazioni che i professionisti agenti italiani, hanno seguito alla lettera.

Il FATTO in dettaglio – Lunedì 26 gennaio, ore 02:00 circa Una pattuglia della Polizia stradale di Busto Arsizio, percorrendo la A9 in direzione Svizzera, nella zona di Turate nota una autovettura marca Hyundai, procedere a zig zag. Fermata la vettura per il controllo, l’uomo alla guida, un 57enne di Bogomanero (NO), si presenta in evidente stato di ubriachezza.

SCARSI MEZZI – Per gli scarsi mezzi con cui sono costrette a lavorare le forze dell’ordine italiane, gli agenti non hanno l’etilometro a bordo e chiamano una pattuglia munita della necessaria macchinetta.

L’INSEGUIMENTO – Nell’attesa della seconda pattuglia, l’ubriaco riprende la marcia a tutta velocità con la sua auto e ne nasce un inseguimento. Raggiunta la vettura, gli agenti per ragioni di sicurezza si posizionano dietro, cercando di rallentare la corsa dell’uomo sino a fermarlo, ma questi,  di risposta sperona l’auto della stradale e continua la corsa, durante la quale l’automobilista ubriaco reitera ancora l’intenzione di speronare l’auto della polizia.

AGENTE FERITO – A causa dello speronamento e delle ulteriori brusche manovre per evitare ulteriori speronamenti/incidenti col fuggitivo, uno degli agenti rimane ferito, con una prognosi di 15 giorni.

I RINFORZI – La centrale operativa della Questura di Como riceve la richiesta di rinforzi, ed invia una sua “volante” in autostrada per intercettare i colleghi e fermare l’auto in fuga. Apparso ormai evidente vista la velocità, la direzione e la distanza dalla frontiera, che l’ubriaco con la sua Hyundai intendeva entrare in territorio elvetico, viene nuovamente contattata la sala operativa, alla quale viene chiesto di avvisare la polizia del cantone Ticino tramite le Autorità competenti per materia.

L’AUTORIZZAZIONE – La telefonata al Centro Comune di Cooperazione di Polizia e doganale di Chiasso sembra essere giunta in tempo reale, dove gli viene comunicato l’occorso inseguimento per titolo di reato  e l’autorizzazione preventiva a continuare la corsa in territorio elvetico, così come prescritto e previsto dall’art. 41 della Convenzione di applicazione del trattato di Schengen, del quale la Svizzera ne è firmataria. Il Centro Comune di cooperazione di Polizia, stante a quanto chiedono le Autorità italiane e a quanto recita l’art.41 comma 1 lettera a della citata Convenzione in materia di inseguimento oltre confine,  sembra avere autorizzato l’inseguimento transfrontaliero.

IGNOBILE BUROCRAZIA – Mentre la “volante” era ferma presso il valico autostradale di Como-Brogeda in attesa dell’autorizzazione, il fuggitivo aveva già fatto ingresso in Svizzera. Ricevuto finalmente l’Ok a proseguire la corsa, gli agenti si sono di nuovo messi alle calcagna della Hyundai.

BLOCCATO IL FUGGITIVO Nella zona di Coldrerio (CH), una pattuglia della polizia cantonale intercetta e ferma l’ubriaco fuggitivo e subito dopo è sul posto anche la “volante” italiana di Como. I poliziotti svizzeri, con opportuna collaborazione, prese le idonee informazioni agiscono di conseguenza rispettando le norme dettate dal trattato di Schengen e quindi, invitano i colleghi italiani ad ammanettare l’uomo fermato. Da quel momento, si presume che l’ammanettato doveva essere ricondotto nel Paese di provenienza con l’ausilio sino alla frontiera della vettura istituzionale elvetica, per essere “trattato” per il crimine commesso e nei termini della legge italiana. Non è accaduto…

PRINCIPIO DI TERRITORIALITA’ – Premesso che la persona fermata, sottoposta all’alcol-test era risultata positiva con un tasso pari a circa 2 milligrammi di alcol per litro di sangue, contro il limite di 0,5 imposto dalla legge; quando l’intervento sembrava ormai essersi concluso con una stretta di mano tra colleghi svizzeri e italiani, arriva sul posto una pattuglia del reparto mobile sottoceneri che pone fine alla fattiva e impeccabile collaborazione tra polizie. Da quanto si legge su la Provincia di Como, un sergente della cantonale ordina ai due agenti di polizia italiana di consegnare le pistole d’ordinanzadi togliere le manette all’ubriaco, ma non è tutto, obbliga altresì i due poliziotti a sottoporsi anche loro all’alcol-test, per verificare se avessero bevuto. E’ chiaro che l’esito è risultano negativo.

L’INTERROGATORIO – Tra informazioni, sottoposizioni all’alcol-test, ammanettare e smanettare il reo, disarmamenti con consegna agli svizzeri del pezzo indivisibile dalla Divisa e dalla persona che la indossa; si erano fatte quasi le tre di notte, quando da Lugano arriva una terza pattuglia svizzera con a bordo un capitano. Quest’ultimo, invita gli agenti italiani a salire sulla loro auto e, disarmati e scortati vengono condotti presso la caserma di Noranco. Qui, vengono separati come fossero dei comuni delinquenti, piazzati in due differenti uffici per l’interrogatorio e sentiti a verbale per ben 3 ore.

LIBERAZIONE – Si erano fatte ormai le 6 del mattino quando è terminato lo status di “fermo” per i nostri tutori dell’ordine, e solo allora sono stati autorizzati dalle autorità elvetiche a lasciare quella Confederazione. Coattamente scortati, i colleghi italiani sono stati condotti fino al valico autostradale di Brogeda, laddove sono state riconsegnate loro le armi e finalmente, hanno potuto integrare e onorare le loro Divise del pezzo mancante.

IL CASO DIPLOMATICO – Il giorno successivo, il responsabile italiano del Centro Comune di Cooperazione di Polizia e gli agenti della volante hanno stilato le rispettive relazioni di servizio finite poi in Procura e da qui, al ministero degli Affari Esteri. Richiesto, Il coordinatore svizzero dello stesso Centro di Chiasso rifiutava di consegnare ai colleghi italiani una copia degli atti esistenti sull’episodio, sottolineando come per loro il caso era chiuso e che si era trattato di un inseguimento in terra straniera non legittimato dalle norme della Convenzione di Schengen. Riguardo il disarmo, la sottoposizione all’alcol-test e l’interrogatorio, ovvero sul trattamento «umiliante» subito dagli agenti italiani, avrebbe detto: “normali procedure”.

CONCLUSIONI – Il “Caso”, è tutt’altro che chiuso, si attendono le risposte dal Viminale in merito alle relazioni dei poliziotti, del Centro Comune parte italiana e alla suddetta lettera del sindacato autonomo di polizia (Sap).

RIFLESSIONI – Che l’inseguimento abbia avuto termine in terra straniera, è del tutto esatto, infatti la Svizzera non aderendo all’Ue ma firmando solo gli accordi a lei più favorevoli, rimane una Confederazione extracomunitaria. Riguardo invece la non legittimità dell’inseguimento oltre confine, ci sarebbe qualcosa da dire, il Coordinatore svizzero, perchè avrà dichiarato quell’inseguimento illegittimo, verificato quanto recita (scusate se lo ribadisco) l’art. 41 comma 1 lettera a della Convenzione dell’Applicazione dell’Acquis di Schengen (C.A.A.S.), nonché quanto dispone l’articolo 12 dell’Accordo tra la Svizzera e l’Italia sulla cooperazione di polizia e doganale del 14 ottobre 2013. Avrà avuto le sue buoni ragioni? Cosa realmente è accaduto quella notte?

Che fine ha fatto l’ubriaco?

In Svizzera, la polizia lo ha denunciato per guida in stato di ubriachezza e multato con un verbale di 3.200 franchi. In Italia, dovrà rispondere per tutti i reati commessi, previsti e puniti dalla legge penale.

Roberto Turi@robylfalco

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