Capitano Ultimo. Riina lo condanna a morte, lo Stato revoca la scorta: “Trattativa Stato-mafia in atto”.

Da venerdì 24 gennaio il colonnello Sergio De Caprio (Ultimo) dovrà provvedere da solo alla sua incolumità. Si sposterà in motorino nella Capitale, per non essere un bersaglio facilmente individuabile. Fu lui a mettere le manette al capo di Cosa nostra il 15 gennaio del ’93

Capitano Ultimo. Riina lo condanna a morte, lo Stato revoca la scorta: “Trattativa Stato-mafia in atto”.

 

Tolta la scorta al capitano Ultimo, l’ufficiale dei carabinieri che il 15 gennaio 1993 arrestò a Palermo Totò Riina. Il Comitato per la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, ha deciso  di revocare la protezione per il colonnello del Noe Sergio De Caprio. Nonostante che sulla sua testa penda ancora la condanna a morte di U curtu e nonostante le nuove minacce emerse dai dialoghi tra Riina e il boss pugliese Alberto Lorusso nei confronti di chi lo ha arrestato e dei magistrati di Palermo. Quindi, da venerdì 24 gennaio, l’ufficiale non avrà più al fianco il solo angelo custode che finora lo ha protetto. Ultimo si sposterà per le strade della Capitale a bordo di un motorino, viaggiare in auto lo renderebbe un bersaglio fin troppo facile. A rivelarlo è il settimanale Panorama.

Quanto avviene sotto gli occhi di tutti, anche se i mass-media e Tg non ne parlano, può fare presagire che lo Stato sia ancora colluso e in contatto con la mafia? 

“La trattativa Stato-mafia non si è mai interrotta”. La Dichiarazione rilasciata a Lorenzo Lamperti in una intervista per Affaritaliani.it da Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea, presenta un’ipotesi inquietante: “Cosa Nostra e pezzi dello Stato sono ancora in contatto”.

Che cosa vuole la mafia? – Non tollera la stretta sul 41 bis e l’azione di confisca dei beni”. Sulle minacce stragiste di Riina: “Più che intercettazioni sono dichiarazioni, parla sapendo di essere ascoltato e che il suo messaggio arriverà a destinazione. Il suo potere è ancora intatto, il carcere non lo ha reso più debole”. Su Messina Denaro: “I pm gli stanno facendo una guerra ma non si possono scordare le vicende del maresciallo Masi, che ha detto di essere stato fermato sul punto di catturarlo, e quella di Giuseppe Linares, il capo della Squadra Mobile di Trapani trasferito a Napoli”. Sul processo di Palermo: “Napolitano dovrebbe testimoniare”.

Ritiene concrete le minacce di Riina? Il silenzio portato avanti da tante, troppe persone, è imbarazzante. È evidente che c’è chi, per vari motivi, non si può schierare e chi non si vuole esporre. Io credo che i segnali di questi ultimi mesi siano persino più pericolosi di quelli che erano stati lanciati nella primavera del 1992, prima di Capaci e di via D’Amelio.

Quindi pezzi dello Stato stanno trattando, o hanno trattato, con Messina Denaro?Guardi sul fatto che pezzi dello Stato abbiano sempre trattato con la mafia ci sono motivazioni che vanno oltre alla mia convinzione personale. Io stessa ho consegnato ai pm di Palermo delle intercettazioni (in mio possesso perché erano state disposte nell’inchiesta sull’omicidio di mio padre) che riguardano la latitanza di Nitto Santapaola in un periodo riconducibile alla primavera del 1993. Santapaola si trovava a Barcellona Pozzo di Gotto e la cosa incredibile è che era ascoltato dai Ros di Messina. I carabinieri avevano la possibilità di fare irruzione in qualsiasi momento per arrestarlo ma non lo hanno fatto. Quindi non c’è solo la mancata cattura di Provenzano ma anche quella di Santapaola. E a questo vanno aggiunte anche le parole di Rosario Pio Cattafi, condannato il 16 dicembre scorso a 12 anni di carcere perché considerato l’elemento di congiunzione tra l’ala militare di Cosa Nostra e i servizi deviati. Cattafi, ascoltato come testimone al processo Mori, ha detto che era stato attivato da Francesco Di Maggio con l’incarico di mediare con Santapaola una condizione stragista. In aula ha anche detto che potrebbe ricordarsi meglio fuori dal carcere, senza il 41 bis.

La politica sta facendo abbastanza per contrastare il pericolo mafioso e stragista? Il silenzio dopo le minacce di Riina è un altro segnale della scarsa determinazione degli organi dello Stato nel lanciare messaggi forti contro la mafia. Non ci si può limitare solo alla solidarietà ma bisognerebbe attuare tutta una serie di misure legislative per potenziare il 41 bis. E non si dovrebbe parlare di un indulto svuota-carceri applicabile anche ai condannati per mafia. (l’articolo completo su Affaritaliani)

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